Gianni Maroccolo … quando la vita è musica!

Oggi 10 luglio uno dei personaggi simbolo della scena rock ed indipendente in Italia “Gianni Maroccolo”, pubblica due album : “Alone IV “, capitolo che chiude un viaggio immaginario ed introspettivo iniziato nel 2018 in collaborazione con tanti artisti e “Noio; volevam suonar” progetto discografico nato in collaborazione con la voce più irriverente ed icona del rock Italiano deli anni 90′, reincarnatosi da qualche anno in songwriter strampalato, “Stefano Edda Rampoldi”.

  • Buongiorno Gianni, ti ringrazio per l’intervista concessa, partiamo da “Alone” che amo definire un viaggio visionario, un concept meraviglioso. Come è nato il progetto che ha visto al tuo fianco tantissimi artisti in questi ultimi due anni ?

Grazie ! Alone credo sia il risultato del processo naturale della vita. Da pischello studiavo da autodidatta e sognavo di diventare un musicista, ma non per mestiere, diciamo pure per diletto, per pura passione. In realtà mi ero prefigurato una vita in mare sulle navi mercantili in giro per il mondo. Poi la musica mi ha “scelto” e senza che me ne rendessi conto, ho iniziato a studiare più seriamente al Conservatorio…. Musica elettronica e Fonologia, un pò di contrabbasso … e da privatista armonia e percussioni. Ero affascinato dalla composizione e dall’arrangiamento, sia sonoro che musicale, e non particolarmente allo strumento. Nel frattempo suonavo ogni tanto con dei gruppi fino a quando fondammo i “Litfiba”. Da quel momento ho dovuto cambiare il mio approccio alla musica e concentrarmi più su quello tipico del “fare musica di insieme”. L’esperienza di gruppo in qualsiasi genere musicale prevede infatti di mettersi al servizio del progetto, a fare dei passi indietro e a ricercare una sintesi che abbia una sua ragion d’essere forte. Dopo anni vissuti a fare musica di insieme e a produrre gruppi, mi sono ritrovato a 50 anni a non avere più un progetto di gruppo, ad essere per l’appunto “alone”. Inutile sfidare la sorte e fondare un ’altra band che difficilmente avrebbe lasciato il “segno” come i “Litfiba” e i “Csi” e quindi, sono ripartito da dove avevo interrotto il mio percorso negli anni 80 e ho cercato di inventarmi una mia dimensione “solitaria”. Quando mi sono sentito “pronto” ho proposto alla Contempo Records di condividere insieme l’ idea del disco perpetuo e della collana seriale e siamo partiti subito. Alone celebra nelle mie intenzioni, il flusso creativo originario; non mediato, non arrangiato, non prodotto. Lo fotografa in tempo reale per poi condividerlo alle manipolazioni e ai camei di amici, artisti e colleghi che altrettanto liberamente decidono di collaborare al progetto. L’ arte dell’ incontro è una delle parti essenziali di “alone”.

  • In un periodo drammatico ed eccezionale per tutti noi sei riuscito a comporre non solo “Alone”, in collaborazione con “Stefano Edda Rampoldi” hai composto e suonato l’album “Noio; volevam suonar” da cosa avete preso ispirazione ? Mi parli del tuo rapporto con “Edda” ?

Abbiamo preso ispirazione dal bellissimo rapporto di amicizia, affetto e stima che sta nascendo tra noi. Stefano è un’Artista pazzesco, unico. Stavamo collaborando alla cover di Sognando per alone IV quando, visto che da tempo ne parlavamo, mi è venuto spontaneo chiedergli, “ma perchè non lo facciamo ora” ? Nel nostro caso, note, suoni e parole, la conseguenza naturale di un rapporto profondo a livello umano e spirituale. Abbiamo creato ciò che ci veniva senza parlare mai di musica, di arrangiamenti, di testi…naturalmente. Una Meraviglia!

  • Nel corso del tuo percorso artistico hai avuto il pregio di essere “trasformista”, hai suonato generi svariati ed hai avuto un ruolo fondamentale sin dagli anni 80′, mettendoti in gioco non solo come musicista ma anche come produttore per gruppi che hanno scritto una pagina importante per il rock Italiano, cito alcuni nomi “Timoria” per i quali sei stato produttore, “Marlene Kuntz” con il quale hai suonato, quale ricordo hai di queste esperienze ?

Tutto il mio passato è ciò che mi permette di vivere il presente, il qui è ora. Non mi ritengo un trasformista, ma un musicista a tutto tondo che è sempre stato (ed è) curioso di sperimentare e di imparare. Di crescere sia umanamente che musicalmente. Ogni progetto, ogni incontro è una parte di me. Della mia vita.

  • “Giovanni Lindo Ferretti” artista con cui hai condiviso una pagina importante della musica italiana, in una recente intervista ha dichiarato: “La musica fatta in streaming è una cosa orribile”, qual ‘ è il tuo pensiero a tal riguardo ?

La musica se non è “in circolo” ha poco senso. Credo sia fondamentale comprendere mutazioni e cambiamenti e il presente in cui viviamo. Certo, ogni cambiamento si porta dietro del negativo, ma al tempo stesso altrettante opportunità di crescita. Insomma, a me non interessa in quale modo la musica circoli, l’ importante è che continui a rimanere presente nelle nostre vite. Che poi la si ascolti in streaming, in un teatro o su un computer poco importa. Va da sè che da vecchio rocker quale sono io preferisca suonare dal vivo con la gente davanti, ma non pretendo che tutti la pensino come me.

  • In questo momento quanto è difficile vivere di musica, considerando che il periodo che stiamo vivendo sta mettendo in ginocchio tutto il sistema legato agli spettacoli live ?

Per me è sempre stato difficile vivere di musica. Lo è ancora e lo sarà in futuro. L’ avevo messo in conto sin dall’ inizio. Ma continuo a pensare che chi riesce anche solo a sopravvivere di musica sia cmq un privilegiato. Ho attraversato crisi e cambiamenti di ogni genere e tipo, e tutte le volte intorno a me panico e terrore, ma sinceramente, non ho mai avuto paura del futuro. Così come non ho mai desiderato “dipendere” da qualcuno o qualcosa. Anche questa volta si andrà avanti, certo con difficoltà, ma supereremo anche questo periodaccio tirandoci su le maniche come facciamo da sempre.

  • Rivivendo tutti i momenti della tua carriera, ci sono esperienze che rifaresti ed altre che non vorresti aver fatto ?

Non saprei, mi ritengo fortunato e per quanto riguarda la mia vita musicale forse rifarei tutto. Anche e soprattutto ciò che avrei potuto fare meglio. Ciò che non rifarei è di mettere la musica davanti a tutto. Ho trascurato affetti e amicizie e tornassi indietro, questo non lo rifarei davvero. Per fortuna che invecchiando sono arrivato a comprenderlo e a recuperare il tempo perduto.

  • Quali sono ai tuoi desideri futuri legati alla musica ? C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare ?

Non ho desideri particolari. Mi piacerebbe suonare e comporre musica fino all’ ultimo respiro, ma chissà se ce la farò. Da tempo coltivo l’ idea di fare qualcosa con Vinicio Capossela … sperem.

  • La cucina è ancora una tua passione ?

Certo che si ! Ogni tanto continuo a cucinare anche se farlo a casa per me è un pò un delirio, perchè sono abituato alle cucine dei ristoranti e quindi sporco dappertutto, ma me la cavo ancora.

Io ringrazio Gianni Maroccolo, con la voglia di essere il 12/09/2020 a Firenze dove verrà presentato “Alone” in versione live.

Francesco Recchia

David Gilmour, oggi in uscita nuovo singolo ” Yes, i have ghost “

A cinque anni dall’ultimo disco solista “Rattle That Lock”, DAVID GILMOUR torna con il nuovo singolo “Yes, I Have Ghosts” nel quale la figlia Romany canta e suona l’arpa. Il singolo è disponibile da oggi, venerdì 3 luglio, in radio e in digitale (https://SMI.lnk.to/yesIhaveghosts).

«Stavo lavorando a questa canzone quando è cominciato il lockdown e ho dovuto cancellare la sessione di registrazione con i coristi ma, come si sa, non tutto il male vien per nuocere e non avrei potuto essere più felice di scoprire come la voce di Romany si fonde perfettamente con la mia e il suo modo di suonare l’arpa è stata una rivelazione» ha affermato David Gilmour.

Il brano è ispirato a “A Theatre for Dreamers” il romanzo scritto dalla moglie Polly Samson, ed era stato reso disponibile inizialmente solo per l’audiolibro. 

Polly Samson, che ha scritto il testo del brano, racconta: «Collaborando con David – come ho fatto già molte volte in questi 30 anni, scrivendo sia per lui che per i Pink Floyd – siamo riusciti a fondere i mondi della letteratura e della musica per migliorare l’esperienza di ascolto e connetterci con il pubblico in un modo che non credo sia mai stato fatto prima».

Ambientato nell’isola greca Hydra nel 1960, A Theater for Dreamerscattura le giornate afose e soleggiate di una comunità boema espatriata composta da poeti, pittori e musicisti, tra i quali un venticinquenne Leonard Cohen.

Prima del lockdown dovuto all’emergenza sanitaria Covid 19, David, Polly e la famiglia stavano per presentare “A Theater For Dreamers” in un mini tour che avrebbero mescolato parole e musica. Purtroppo, queste date hanno dovuto essere rimandate al giugno 2021. Durante il lockdown, la ‘Von Trapped Family’ ha presentato in streaming su Facebook un assaggio di quello che sarebbe stato lo show. Gli spettatori si sono ritrovati sull’isola greca di Hydra nel 1960, tra letture del libro, poesie, sessioni di Q&A e musica ispirata al romanzo, tra cui anche sezioni strumentali di “Yes, I Have Ghosts” e canzoni di Leonard Cohen.

A Theater for Dreamers” è best seller del Sunday Times ed è stato pubblicato da Bloomsbury.

Audiolibro: https://smarturl.it/atheatrefordreamers

“Alone vol. IV”, nuovo capitolo del “disco perpetuo” di Gianni Maroccolo, la chiusura perfetta di un ciclo

Mentre il lockdown cristallizzava il mondo, Gianni Maroccolo è riuscito a non stare fermo neanche un attimo, interpretando il tempo della paralisi come dimensione di incontenibile creatività.

Uscito il 17 giugno per Contempo Records Alone vol. IV, con la partecipazione di una serie di ospiti davvero speciali: Don Backy, Matilde Benvenuti, Giorgio Canali, Flavio Ferri dei Delta V, Umberto Maria Giardini, L’Aura, Luca Martelli, Teho Teardo e il ritorno di Stefano Rampoldi in arte Edda (già ospite del vol. I).

Alone vol. IV chiude il primo ciclo del disco perpetuo (iniziato a fine 2018), come sempre accompagnato dai racconti di Mirco Salvadori e le illustrazioni di Marco Cazzato. Sottotitolo: Mente. Tema di fondo: la follia. Il respiro di questi tempi, forse. Il grande rimosso della solitudine forzata. Del resto, fin dal titolo, tutto il progetto Alone – un disco senza fine creato in solitaria ma con le incursioni estemporanee di alcuni “compagni di viaggio” ogni volta diversi – a ripensarci oggi sembra aver percepito in anticipo ciò che sarebbe accaduto, la condizione esistenziale di oggi e, forse, la trasformazione antropologica di domani.

Un concetto, quello di follia, indagato nella sua ambivalenza: da un lato la patologia vera e propria; dall’altro tutto ciò che devia dalla norma e fugge al controllo dell’ordine costituito, quel limbo melmoso entro cui il Potere ha sempre relegato l’eterodossia, la diversità, l’individualità non addomesticabile, la capacità di vedere oltre, l’insofferenza a riconoscersi dentro determinate regole.

Fra assalti elettronici, echi new-wave, ispirazioni ambient, suoni acidi, furiose cavalcate di basso e batteria, pianoforti eterei, riverberi seventies e arpeggi di chitarra ipnotici, questo vol. IV è il capitolo più sofisticato dell’intero viaggio “alone” di Marok: un vero prisma musicale che rifrange sonorità diverse in mille direzioni. Si parte diretti con TSO X, una mini-suite in tre tempi (Stanza 9, Finisce male e Suicide) che in 8 minuti ripercorre la terribile parabola dell’isolamento, della disperazione e del crollo finale di chi subisce un trattamento sanitario obbligatorio. La batteria di Luca Martelli (Rossofuoco, Litfiba), le manipolazioni elettroniche di Flavio Ferri dei Delta V, la voce rabbiosa di Giorgio Canali che canta un testo allucinato e minimale e il basso sovrano di Maroccolo sono gli elettrodi che danno la prima scossa del disco. Si cambia registro con la seguente Sognando, brano scritto da Don Backy nel 1971 e reso ancor più celebre da Mina. Sono i pensieri di un uomo “pazzo per amore”, cantati dallo stesso Don Backy e da Edda: una doppia voce che evoca uno sdoppiamento di personalità, elemento di ulteriore messa in scena rispetto alla versione (cantata dal solo Edda) già presente in Noio; volevam suonar. Il tarlo raffigurato nella copertina del disco comincia a farsi strada nei meandri della mente in Echi, dialogo allucinato fra sintetizzatori e chitarre suonate da Ferri e da Maroccolo. Un dialogo che Marok prosegue con Umberto Maria Giardini nella traccia successiva E mentre tu giri, giri e giri, io ti guardo, spostandolo sul piano di un’armonia ipnotica che sembra chiudere la prima parte del disco.

Giorgio Canali ritorna in uno dei brani più significativi dell’album, Lettera di Ida Dalser, il cui testo è tratto da una lettera della donna che aveva dato un figlio a Mussolini e che per questo divenne scomoda, internata dal fascismo e morta in un manicomio-prigione di Venezia. Un brano acido per un duro atto d’accusa contro il regime e contro la violenza esercitata nei confronti di chi non è allineato. Il tarlo che scava inesorabilmente riemerge in modo più chiaro nella frase di basso ostinata e ripetitiva di Hotel Dieu, traccia in cui Maroccolo incontra un altro genio musicale, quello di Teho Teardo, affiancato dal violoncello di Laura Bisceglie. Subito dopo è ancora la figura femminile soggiogata dal Potere: Ogni luce si apre con un pianoforte di pura luce che saluta la straordinaria voce di L’Aura.

Gianni e Umberto Maria Giardini si incontrano nuovamente in Gamma, un arpeggio di chitarra che si dispiega e ripiega su sè stesso fino a sparire, per condurre al penultimo brano, uno di più intensi di Alone vol. IV. In Sociopatia i campionamenti di Matilde Benvenuti e Flavio Ferri costruiscono le tessiture inquete su un giro di basso che arriva diretto dall’era CSI, mentre Giorgio Canali canta “lascia che torni l’estate e vedrai / torneranno i pescicani / resta distante dal mare, accendi la tv / accendi la tv, accendi la tv / o guarda su youtube”. Potrebbe essere la chiusura ma così non è: il finale, Ogni luce theme, è affidato al ritorno trasfigurato del tema pianistico di L’Aura. Marok qui incontra la lezione di Brian Eno per celebrare più che la Music for Airports la musica per le anime in viaggio, finalmente libere.

Tracklist e credits

T.S.O. X contiene:

STANZA 9
(Gianni Maroccolo)Luca Martelli: drums Flavio Ferri: electronicsGianni Maroccolo: electronics / bass

FINISCE MALE
(Giorgio Canali – Gianni Maroccolo)Luca Martelli – drums Giorgio Canali: ebow guitar – vocals

SUICIDE
(Gianni Maroccolo)Luca Martelli: drums
Gianni Maroccolo: electronics / bass

°°°

SOGNANDO
(Don Backy)Don Backy: vocals Stefano Edda Rampoldi: vocalsGianni Maroccolo: electronics / bass / baritone guitar

°°°

ECHI
(Flavio Ferri – Gianni Maroccolo)Flavio Ferri: electronics / guitar / synthesizer / drums / bass Gianni Maroccol: electronics / baritone guitar

°°°

E MENTRE TU GIRI, GIRI E GIRI, IO TI GUARDO
(Umberto Maria Giardini)Umberto Maria Giardini: guitars / bass / percussions / vocals Gianni Maroccolo: bass / baritone guitar

°°°

LETTERA DI IDA DALSER
(Gianni Maroccolo)Giorgio Canali: vocals Gianni Maroccolo: electronics / bass

°°°

HOTEL DIEU
(Teho Teardo – Gianni Maroccolo)Teho Teardo: baritone guitar / fender rhodes / molle / electronics Laura Bisceglie: celloGianni Maroccolo: electronics / bass / baritone guitar

°°°

OGNI LUCE
(L’Aura – Gianni Maroccolo)L’Aura: vocals / piano

°°°

GAMMA
(Umberto Maria Giardini)Umberto Maria Giardini: guitars / bass / percussionsGianni Maroccolo: bass / baritone guitar

°°°

SOCIOPATIA
(Giorgio Canali – Gianni Maroccolo)Giorgio Canali: vocalsMatilde Benvenuti: electronics / drums / sampler Flavio Ferri: synthesizer / electronicsGianni Maroccolo: electronics / bass / baritone guitar

°°°

OGNI LUCE THEME
(L’ Aura – Gianni Maroccolo)
L’Aura: piano
Gianni Maroccolo: electronics

AL VIA IL PREMIO PIGRO, IN OMAGGIO A IVAN GRAZIANI

DISPONIBILE IL NUOVO BANDO DI CONCORSO

È uno dei più longevi contest italiani per cantautori. Si tratta del “Premio Pigro”, nato nel 1998 e dedicato a un grande rocker come Ivan Graziani.

Il Premio è rivolto a nuovi talenti italiani ed è organizzato dall’Associazione Culturale Pigro che ha come presidente Anna Maria Bischi Graziani, moglie di Ivan.

AL VIA IL PREMIO PIGRO, IN OMAGGIO A IVAN GRAZIANI

DISPONIBILE IL NUOVO BANDO DI CONCORSO

È uno dei più longevi contest italiani per cantautori. Si tratta del “Premio Pigro”, nato nel 1998 e dedicato a un grande rocker come Ivan Graziani.

Il Premio è rivolto a nuovi talenti italiani ed è organizzato dall’Associazione Culturale Pigro che ha come presidente Anna Maria Bischi Graziani, moglie di Ivan.

Il bando per l’edizione 2020/2021 è da poco disponibile a questo indirizzo: https://documentcloud.adobe.com/link/review?uri=urn%3Aaaid%3Ascds%3AUS%3A57716f61-46de-412e-9689-df05fd3b0edf&fbclid=IwAR0cg5RmsKLodhADU7tijm9xCKKEvWVf67tCqWVkzjqrUFhKd7F4-DTnU6M#pageNum=1

L’ iscrizione dovrà avvenire entro il 6 ottobre 2020, inviando la documentazione richiesta nel bando all’indirizzo e-mail premiopigroivangraziani@gmail.com . Per partecipare occorre inviare un proprio brano (anche se già pubblicato) e una cover di Ivan Graziani, anche se non influente ai fini della selezione.

Il concorso si articolerà in tre fasi: selezioni, semifinali e finale. L’iscrizione è gratuita. Agli artisti selezionati per le semifinali sarà richiesto un contributo di 20 euro (40 euro per i gruppi).

Per maggiori informazioni:

www.facebook.com/PremioPigroIvanGraziani/

premiopigroivangraziani@gmail.com

DEPECHE MODE

DOMANI ESCONO IL DOPPIO CD

LiVE SPiRiTS SOUNDTRACK”

E IL COFANETTO CON DVD & BLU-RAY

“SPiRiTS IN THE FOREST”

IL COFANETTO INCLUDE IMMAGINI INEDITE E L’AUDIO DELL’INTERO CONCERTO BERLINESE

Dopo il successo riscosso dalla critica, l’entusiasmo dei fan e i grandi risultati ottenuti al box office, i DEPECHE MODE e Columbia/Sony Music Entertainment hanno deciso di pubblicare in DVD e Blu-Ray il rivoluzionario film-concerto “Depeche Mode: SPiRiTS in the Forest”, che sarà disponibile da domani, venerdì 26 giugno.  

È già online un assaggio di questo documentario che renderà l’esperienza di “Depeche Mode: SPiRiTS in the Forest” immersiva e il più completa possibile, il video del brano “Cover Me” tratto da LiVE SPiRiTS

Il cofanetto speciale conterrà 4 CD divisi in 2 DVD e 2 CD audio. Oltre ad essere contenuto nel cofanetto, il doppio CD audio LiVE SPiRiTS SOUNDTRACK” con le registrazioni dal vivo di tutti i brani, sarà disponibile per l’acquisto anche singolarmente.

Saranno disponibili sia la versione DVD sia la versione Blu-Ray. I 2 DVD contengono il documentario “SPiRiTS in the Forest”e LiVE SPiRiTS SOUNDTRACK”, che al suo interno ha la registrazione dell’intero concerto della band alla Waldbühne di Berlino durante le ultime date del Global Spirit Tour. Si tratta di un filmato inedito, in quanto mai mostrato al pubblico nella sua interezza.

Il cofanetto “Depeche Mode: SPiRiTS in the Forest” sarà imperdibile per i collezionisti e i fan di lunga data!

Questa la tracklist dei 2 CD audio LiVE SPiRiTS SOUNDTRACK”:

DISC 1 

1.   Intro

2.   Going Backwards

3.   It’s No Good

4.   A Pain That I’m Used To

5.   Useless

6.   Precious

7.   World in My Eyes

8.   Cover Me

9.   The Things You Said

10. Insight

11. Poison Heart

DISC 2 

1.   Where’s the Revolution

2.   Everything Counts

3.   Stripped

4.   Enjoy the Silence

5.   Never Let Me Down Again

6.   I Want You Now

7.   Heroes

8.   Walking In My Shoes

9.   Personal Jesus

10. Just Can’t Get Enough

Secondo Forbes, “Depeche Mode: ‘SPiRiTS in the Forest” ha elevato gli standard dei film-concerto a un nuovo livello. Anton Corbijn, regista del film e collaboratore di lunga data della band, ha reinventato il concetto di documentario musicale spostando il focus sulle esperienze di 6 “super fan” dei Depeche Mode, provenienti da diverse parti del mondo.

Il film ruota attorno a queste 6 vite – tutte molto diverse tra di loro, ma con lo stesso comune denominatore: l’amore per i Depeche Mode e l’influenza che la loro musica ha avuto nella loro esistenza. La storia principale è intervallata da scene tratte dal concerto della band all’iconica Waldbühne di Berlino, nell’ultima tappa del Global Spirit Tour 2018 che è durato 2 anni e ha portato i Depeche Mode a totalizzare numeri da record, suonando davanti a oltre 3 milioni di fan nel corso di 115 performance in tutto il mondo.

Le canzoni, tra le quali alcune delle hit più famose dei Depeche Mode, creano un legame indissolubile con le storie narrate nel documentario, mettendo in luce la grande forza della musica dei Depeche Mode, che riesce a superare qualsiasi confine.

“Depeche Mode: SPiRiTS in the Forest” ha rappresentato una delle uscite cinematografiche più importanti, con 3.000 proiezioni nei cinema di circa 80 paesi a novembre 2019. Il film ha incassato $4.5 millioni ed è stato visto da oltre 220,000 persone. Recentemente, è apparso in streaming su Prime Video in oltre 130 paesi in tutto il mondo ed è anche disponibile su iTunes.

Un grande murale dedicato a Pino Daniele

Fondazione Jorit e Pino Daniele Trust Onlus

dedicano un grande murale a PINO DANIELE!

Ad opera del noto urban artist JORIT

Al via i lavori all’esterno della stazione di NAPOLI CENTRALE

in collaborazione con Regione Campania, FS Sistemi Urbani e Grandi Stazioni Immobiliare (Gruppo FS Italiane) 

La Pino Daniele Trust Onlus insieme alla Fondazione Jorit dedicano a Pino Daniele un grande murale che sarà realizzato a Napoli sulla facciata del “Palazzo Alto” delle Ferrovie dello Stato, che dalla stazione di Napoli Centrale, sovrasta piazza Garibaldi.

Sarà il noto urban artist Jorit a disegnare il volto di Pino Daniele. I lavori per la realizzazione dell’opera inizieranno a fine giugno e saranno completati entro settembre 2020.

Alex Daniele, figlio di Pino e Presidente dell’Ente no profit Pino Daniele Trust Onlus, dichiara: «Il nostro supporto per la realizzazione del murale va al di là di un’attività di valorizzazione della figura artistica di mio padre; promuovere l’arte in questo periodo storico è fondamentale per il processo di sviluppo e rigenerazione sociale. Insieme a Fondazione Jorit, FS Sistemi Urbani e Grandi Stazioni Immobiliare (Gruppo FS Italiane) è in via di definizione un protocollo per coniugare la realizzazione dell’opera ad una finalità benefica a supporto degli operatori dello spettacolo e di progetti di carattere culturale e didattico».

L’immagine scelta sarà svelata, come di consueto nelle opere di Jorit, durante la sua messa in opera che si estenderà su tutta la parete del “Palazzo Alto” costituita da 630 tasselli di forma esagonale. Il viso di Pino sarà marchiato con due strisce rosse sulle guance come segno della comune appartenenza di ogni individuo alla “Human Tribe“, un’unica tribù, quella umana, a prescindere dalle identità culturali.

Lo street artist Jorit, noto per le gigantografie iperrealistiche di volti di personaggi famosi su pareti di grandi fabbricati, non è nuovo a simili performance: tra le più importanti vanno ricordate le raffigurazioni di San Gennaro nel quartiere Forcella, di Maradona a San Giovanni a Teduccio, di Hamsik a Quarto e, ultimo in ordine di tempo, il murale più alto del mondo realizzato al Centro Direzionale di Napoli per l’edizione estiva delle Universiadi 2019.

Jorit afferma: «Pino Daniele fa parte del patrimonio non solo artistico ma anche culturale e per così dire ‘umano’ di Napoli. Grazie a questo progetto, in rappresentanza del popolo napoletano ci sarà proprio lui a salutare e accogliere quanti ogni giorno arrivano e partono dall’hub ferroviario di piazza Garibaldi»

Alla volontà di regalare un ricordo indelebile di Pino Daniele su una delle piazze più grandi d’Italia, si unisce l’intento di valorizzare un edificio che fa parte del patrimonio immobiliare delle Ferrovie dello Stato.

Umberto Lebruto, Amministratore Delegato di FS Sistemi Urbani, afferma: «È per noi un onore ospitare una suggestiva opera di Jorit, raffigurante il volto di Pino Daniele, sulla facciata di un immobile di proprietà del Gruppo FS Italiane, che conferma una notevole sensibilità ai temi di natura artistico-culturale e di attenzione alla socialità».

Il progetto è finanziato dalla Pino Daniele Trust Onlus e dalla Fondazione Jorit con il cofinanziamento di Regione Campania (D.G.R. n. 650 del 17/12/2019 nell’ambito del progetto “drop in – rigenerazione urbana e percorsi formativi”) e la collaborazione di Grandi Stazioni Immobiliare e FS Sistemi Urbani, società del Gruppo FS Italiane.

La PINO DANIELE TRUST ONLUS è l’Ente no profit per le iniziative culturali e musicali in suo nome: la missione è quella di valorizzare il grande patrimonio artistico ed umano che ci ha lasciato, promuovendo iniziative di interesse culturale in ambito musicale, lo studio della musica e della sua contaminazione nelle culture del pianeta.

La FONDAZIONE JORIT, nasce per lo sviluppo e la divulgazione della street art. È stata costituita a giugno 2019 per volontà del fondatore Jorit Ciro Cerullo, con l’intento di valorizzare tutte le attività che a vario titolo afferiscono al mondo della street art.

CRISTIANO GODANO

Venerdì esce l’album d’esordio solista

“Mi ero perso il cuore”

(in digitale, CD, doppio vinile da collezione 180gr)

Da venerdì in radio il nuovo singolo

“Com’è possibile”

Venerdì 26 giugno esce “MI ERO PERSO IL CUORE(Ala Bianca Group / Warner Music), il primo album solista di CRISTIANO GODANO dal quale sarà estratto il nuovo singolo in radio “COM’È POSSIBILE”.

Com’è possibileè un brano che mette l’umanità sul banco degli imputati, citando Bob DylanLa risposta è lassù / e soffia nell’aria / Quante strade dovrà / di nuovo percorrere / un uomo?”.

Il video del singolo sarà online sempre da venerdì sul canale Youtube ufficiale di Cristiano Godano. Con la regia di Lorenzo Letizia, girato al Sonus Factory di Roma,si avvale di immagini di sommosse e catastrofi naturali, per delineare “la bestia” che abita l’uomo, chiudendosi con un riferimento alle recenti proteste in nome di George Floyd (“I Can’t Breathe”) che diventa paradigmatico di una convivenza sempre più complicata dell’uomo con il pianeta terra.

L’album “Mi ero perso il cuoreuscirà in digitale, CD e doppio Vinile da collezione 180gr. È possibile preordinarlo sul sito dei Marlene Kuntz (anche in versione autografata e special bundle) https://bit.ly/MiEroPersoIlCuore_Emporio oppure nei principali store digitali al seguente link http://smarturl.it/bhm7sm.

Cristiano Godano, artista poliedrico, è cantante, chitarrista, autore, attore e scrittore. Oltre a essere il frontman dei Marlene Kuntz, band che ha segnato la storia della musica italiana in 30 anni di carriera, è l’autore di tutti i testi (oltre 130) della band. Nel 2008 ha esordito come scrittore, con i sei racconti de “I vivi” (Rizzoli), dai quali ha tratto un reading che ha portato in tour in tutta Italia, nel 2019 ha pubblicato il racconto biografico in prima persona “Nuotando nell’aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz” (La Nave di Teseo). È docente all’Università Cattolica di Milano e tiene lezioni e workshop in ambito musicale e poetico.

Tra radici, contaminazione e ricercatezza … chiacchierando con Ivan Segreto

E’ difficile per me definire e relegare un artista ad un genere musicale, lo è ancor di più definire chi cerca di cogliere della musica le sue innumerevoli sfaccettature attraverso la sperimentazione.Ivan Segreto artista maturo, con all’attivo decenni di creatività inesauribile e con un consolidato percorso creativo che lo ha visto impegnato a rappresentare la realtà attraverso la sua visione ed il suo concetto di musica .Ho chiesto ad Ivan Segreto di raccontarsi ripercorrendo il suo percorso artistico in costante evoluzione.

Ciao Ivan, sono passati quindici anni dal tuo esordio “Porta Vagnu”. Se dovessi raccontare il tuo percorso artistico, come lo descriveresti?

Un sentiero fortunato, ricco di imprevisti e opportunità, affrontato con il massimo della sincerità e della dedizione possibile.

Quanta Sicilianità c’è nei tuoi lavori, le radici più spesso citate nei tuoi brani sono quelle del tuo territorio?

Con il passare del tempo ho avuto modo di contaminarmi per bene con altre influenze e quindi ho stemperato e, a mio vedere, arricchito questa matrice ma riconosco chiaramente alcuni tratti psicologici e culturali nel mio modo di filtrare la realtà che riconduco al mio luogo d’origine o forse, ancora meglio, al mio karma.

In questi quindici anni hai avuto l’opportunità di collaborare e confrontarti con tanti artisti, hai un aneddoto, un ricordo che ti lega particolarmente a queste esperienze?

Mi piace ricordare la volta che ho incontrato Battiato nell’ascensore di un hotel di cui non ricordo il nome. Sapevamo entrambi che di lì a poco avrei aperto alcuni suoi concerti, sapevamo che era in programma. Mi ricordo che mi invitò a bere una cosa al bar dell’albergo e che non ebbi il coraggio di accettare e rifiutai, era troppo da gestire in quel momento.

La scelta di staccarti dalle Major che risvolti ha avuto in positivo ed in negativo?

La scelta di lasciare la Sony non è stata dettata da alcuna insoddisfazione reale rispetto l’azienda. Ho sempre incontrato persone professionali e cordiali e, non poco, hanno sempre rispettato la mia libertà artistica. La mia è stata una voglia incosciente di esplorare altre possibilità e la convinzione e l’arroganza di bastare a me stesso. Ma anche il voler provare a lavorare con altre persone con diverso background. Dal punto di vista meramente lavorativo è stata una scelta infelice ma dal punto di vista artistico mi ha arricchito molto ed ha temprato il mio carattere. Era un periodo strano per la mia generazione, durante i miei 32/33 anni intendo, avevo come altri tanta voglia di dare la mia prospettiva al mondo che vivevo da idealista, sognatore incallito quale sono. La mia generazione cominciava a muoversi altrove, Spagna, Nord Europa, America, ci si rendeva conto che alcune cose sarebbe stato difficile riuscire a cambiarle in Italia. Nella mia realtà di quel momento vivevo una declinazione di questa verità, quella la scintilla e sono grato di aver avuto la possibilità di viverla.

In questo 2018 hai collaborato con Grazia Di Michele reinterpretando un brano del cantautore irlandese “Glen Hansard”, come è nata questa esperienza?

Semplice, mi ha contattato e ci siamo dati appuntamento in studio a Milano. Ci siamo presentati solo dopo aver registrato le tracce, ero arrivato prima ed ero già sul pezzo, avevo quasi finito la parte al piano. Così abbiamo continuato il flusso creativo e dopo aver finito la preparazione del brano, con soddisfazione, siamo passati a convenevoli e cena.Lei è una donna stupenda dotata di una grande e instancabile energia. È stato bello conoscerla meglio.

I critici ti hanno definito Crooner, Jazzista, sperimentatore … come si definisce Ivan Segreto?

Ma non saprei. Viviamo davvero da moltissimo tempo oramai una realtà musicale pluri contaminata e capisco anche quanto sia importante per gli addetti alla comunicazione semplificare il messaggio. La cosa che posso affermare abbastanza chiaramente e che il mio percorso artistico riflesso negli album che ho pubblicato rispecchia al meglio la mia crescita e curiosità artistica. Il fatto che il primo album sia un album ricco di cliché musicali non ha comunque nascosto la mia personalità, così come l’ultimo, decisamente più ricco e stratificato di forma e stile non ha nascosto la mia voce, intesa come personalità musicale.Questo per dire che non è importante il vestito bensì la sostanza. Posso tranquillamente affermare che i miei tratti si sono manifestati chiari dal primo all’ultimo lavoro. Io amo definirmi un cuore che vuole aprirsi al mondo, non è sempre facile.

La Sicilia è stata da sempre culla di grandi talenti, dal Maestro Franco Battiato, con il quale hai duettato con il tuo brano “Ampia” titletrack del tuo terzo album, a Mario Venuti, Roy paci, Carmen Consoli, Kunsertu per citarne solo alcuni, con chi senti di avere qualcosa in comune musicalmente?

Ah… in ognuno di loro trovo della bellezza e del carisma ma se devo scegliere, scelgo Battiato non tanto per le affinità di genere o stile ma per la sostanza della ricerca. Perché sento di condividere con lui un certo afflato verso l’intangibile, il divino, il creato, l’esistenza. Sicuramente abbiamo metodi e strumenti diversi ma la direzione è una. Ognuno sceglie che nome dare a quella forza tanto nascosta quanto palese che muove il mondo.In questo, che per me è sostanza, sento di essere in sintonia con lui.

Quanto è difficile proporsi senza maschere e non adeguarsi a quelle che sono le richieste del mercato discografico?

Tanto e poco allo stesso tempo. La vita in qualche modo finisce per ripagare i tuoi sforzi, la cosa incredibile è che non sai mai con certezza quale sarà la prossima moneta di scambio.

Quali sono i tuoi progetti attuali, stai pensando alla nascita di nuovo disco?

Ho tantissimi progetti, da nuovi brani originali a riletture di standard nostrani a esperimenti sul web. Vedremo…

Francesco Recchia

“Le cose cambiano” è tempo di “Bandiere” … Ce lo racconta Giorgio Ciccarelli

Fare canzoni, oggi. Trovare un nuovo senso a una vecchia forma e scrollarsi di dosso il passato. Giorgio Ciccarelli ha affrontato, con Bandiere, questa sfida. Bandiere è innanzitutto un disco di canzoni, che restano “dentro la testa” (uno dei titoli), per la forza e l’efficacia che vogliono avere musica e parole. Restano e poi crescono. Un disco che riflette questo tempo, restando però fuori dalle mode. Che raggiunge la semplicità, come obiettivo, girando al largo dal semplicismo. Un disco che affronta, senza paura, temi etici e politici. Perché le canzoni fanno anche questo. Devono farlo. I suoni parlano, aderendo con nitidezza a stati d’animo e riflessioni e le parole vogliono risuonare, recuperando l’uso delle rime in modo non banale. Rime che danno sonorità e persistenza ai testi di Tito Faraci, di nuovo al fianco di Giorgio Ciccarelli. Ma la musica, gli arrangiamenti sono la vera e più grossa novità di Bandiere. Il Cicca non ha avuto paura di osare e di andare oltre, in una direzione impensabile per lui fino a qualche tempo fa. Nessun synth era mai apparso nei dischi della sua vita precedente, mai. Oggi, proprio i synth e l’elettronica la fanno da padrone, questo grazie anche all’esperienza maturata nell’ultimo anno di tour suonato in duo con Gaetano Maiorano, dove l’uso massiccio di questi strumenti imperava. Dunque, Bandiere è un disco che sì, nasce da un profondo percorso interiore, ma anche e soprattutto dal confronto con il pubblico durante il centinaio di concerti seguiti alla pubblicazione di “Le cose cambiano”, primo disco solista di Ciccarelli. Ogni canzone di Bandiere è una storia, un argomento affrontato e sviscerato, un viaggio attraverso noi stessi e il nostro mondo. E in ogni canzone c’è un’invenzione, uno scarto rispetto ai canoni, un ribaltamento della prospettiva. Qualcosa che rimette in gioco tutto. Le cose sono cambiate, adesso e Bandiere è un nuovo traguardo e, allo stesso tempo, un nuovo inizio.

Dopo l’ascolto di questo splendido secondo lavoro di uno dei musicisti più influenti del rock italiano, ho cercato un confronto con Giorgio Ciccarelli per comprendere meglio alcuni aspetti di “Bandiere” e del suo mondo artistico.

  • Ciao Giorgio grazie per aver accettato l’invito a chiacchierare con me per rock and  roll here to stay, iniziamo l’intervista parlando di Bandiere, come mai hai scelto questo nome per il tuo nuovo album ?

Bandiere è il pezzo più rappresentativo dell’intero lavoro, sia a livello di testi, che a livello musicale. C’è dentro tutto quello che vorrei trasmettere alle persone che ascoltano il mio disco. Il testo è nato da una chiacchierata tra me e Tito Faraci, che ne è anche l’autore. Si discuteva della parte oscura che questo simbolo si porta dietro, di come in suo nome si siano commesse delle atrocità incredibili. Alla fine, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che non potevamo non fare una canzone su questo argomento. E così è stato

  • Il tuo primo lavoro ” le cose cambiano” è stata una grande sorpresa, esordio da solista e sopratutto ci ha fatto scoprire un nuovo Giorgio Ciccarelli, chi ascolterà il tuo nuovo album cosa deve aspettarsi ?

Deve aspettarsi qualcosa di diverso, un passo che va in un’altra direzione, mantenendo sempre una certa coerenza. Questi sono stati i presupposti con i quali mi son messo al lavoro per il secondo disco dopo ” le cose cambiano” e spero che le persone che ascolteranno Bandiere, sapranno cogliere questi diversi e per certi versi, nuovi aspetti del lavoro.

  • Dal 2015 sei stato un nomade suonando nei club di provincia in tutta l’Italia, portando la tua musica al sud, cosa ti ha lasciato questa esperienza ?

Dal 4 nov 2015 al 23 dic 2017 ho fatto 96 concerti in tutta Italia. È stata un’esperienza faticosa, ma gratificante e che ha contribuito non poco a farmi capire quale sarebbe stata la strada da seguire per il nuovo disco. Sì, perché durante questi concerti, lo scambio con la gente è stato qualcosa di reale e di palpabile. Ho capito cosa piaceva a me e cosa piaceva a loro ed ho fatto tesoro di questa conoscenza, cercando di portarla nel disco

  • Per l’uscita del tuo secondo lavoro ti sei affidato a “Musicraiser”, mi spieghi il perchè di questa scelta?

Diciamo che l’idea di far finanziare il proprio disco ai propri estimatori, mi spingerei a dire che è quasi rivoluzionaria. Soprattutto se si guarda il contesto storico in cui la produzione musicale sta vivendo. Non si vende più un disco, la musica è considerata poco più che un passatempo, non c’è speranza di rientro per gli investimenti fatti per la produzione. Ma ci sono ancora artisti che hanno qualcosa da dire e che sentono il bisogno di fare musica. E allora, rivolgersi alle persone che ti seguono e che ti apprezzano, mi sembra l’unica strada percorribile ed onesta.

  • Hai ringraziato chi ha sostenuto il tuo progetto con delle foto/fumetto dal tuo account social, questa è una scelta continuativa, quella di essere legato in quache modo a questo tipo di arte raffigurativa ?

Uhm, a dir la verità c’entra poco la scelta continuativa, mi sembrava semplicemente una bella idea e l’ho realizzata. Ma forse, inconsapevolmente, continuo a battere quella strada, perché effettivamente, sono affascinato da quel mondo, da quel tipo di arte, soprattutto dopo aver conosciuto di persona alcuni artisti visivi e aver capito meglio il mondo in cui si muovono.  In questo senso, sì, si può parlare di scelta continuativa.

  • Con il tuo secondo album hai rafforzato il sodalizio artistico con Tito Faraci a cui hai affidato la realizzazione dei testi dove è nata questa intesa ?

Nasce prima di tutto da un’amicizia, da una stima reciproca e da un modo molto simile di vedere le cose del mondo. Ti parlavo prima della genesi del testo di Bandiere, ci siamo ritrovati perfettamente nell’affrontare quel discorso ed avevamo una posizione molto simile. Questa visione molto simile, permette a lui e a me di entrare perfettamente in sintonia quando si scrive e quando si canta e quando si parla di un testo, di quel che si vuole comunicare.Io e Tito ci conosciamo dalla seconda metà degli anni 80, ci siamo frequentati molto in quel periodo, poi c’è stato un black out di quasi vent’anni dove ognuno ha preso ed intrapreso la propria strada. Ci siamo ritrovati nel 2015, nel backstage del primo concerto della reunion dei Colour Moves e ci siamo ritrovati a parlare come se fosse passata una settimana dall’ultima volta che ci eravamo visti e da lì è rinato tutto

  • Qualcuno che non conoscendoti, leggendo questa intervista potrebbe non sapere che sei un personaggio ha dato un importante contributo alla musica rock Italiana, cosa ti ha spinto nel 2015 ha rimetterti in gioco ?

Il “problema” è che sento il bisogno di far musica, di suonare, di esprimermi e il fatto di essere stato fatto fuori dal gruppo in cui suonavo, non poteva fermare quella che per me è una ragione vitale di espressione. Per cui, è stato molto naturale continuare a comporre e a produrre musica.

  • Le testate giornastiche e le web fanzine reputano il rock in Italia morto, dando la stessa importanza e rilevanza al Rap, il tuo pensiero qual’è ?

Non so se il rock sia morto o meno, il fatto certo è che il rock non ha più quella forza eversiva, ribelle, che ha avuto su intere generazioni, così come la ha avuta il punk e di seguito, in maniera più “intima”, la new wave. Quel tipo di musica, non comunica più con i giovani che sono i naturali destinatari del genere “ribelle” (ovviamente sto generalizzando, ma è giusto per non dilungarmi…), al suo posto c’è il rap con tutte le sue derivazioni. Tutto questo te lo dico con una certa sicurezza visto che ho due figli adolescenti che ascoltano musica e ascoltano quella musica, non certo la mia.

  • Il mio augurio più grande è quello di non essere etichettato come ex “Afterhours” ma semplicemente ” Giorgio Ciccarelli “, ti infastidisce che qualcuno ti releghi solo ad essere l’ex chitarrista di un gruppo e non artista, a mio parere bella realtà Italiana ?

Ho 50 anni, ho tre figli, ho fatto cose e ho visto gente…. Chiunque può darmi l’etichetta che più gli piace, la cosa non mi preoccupa. E’ tutto vero, sono stato il chitarrista degli Aferhours per 15 anni ed è stata una esperienza parecchio formativa. Oggi suono con il mio nome. Mi auguro che, da qualsiasi punto di vista mi si voglia guardare, chi guarda, possa trovare uno stimolo per ascoltare cosa faccio oggi

  • Giorgio se sei stato bravo nel metterti in gioco, sicuramente sei un sognatore, il tuo cassetto cosa contiene ?

Guarda, mi faccio quasi noia da solo, perché il mio sogno nel cassetto è più o meno sempre quello da anni… Ed è quello di riuscire a fare di quest’hobby un lavoro vero, serio e remunerato a sufficienza.

Il nuovo album di Giorgio Ciccarelli “Bandiere”  dal 31/03, grazie ad Audioglobe distribuzioni, lo troverete anche in versione vinile nei negozi di dischi, Vi consiglio di ascoltare questo bellissimo lavoro, una gran bella realtà.